Biografie vicentine: Vescovo Giovanni De Surdis Cacciafronte

Cronaca vicentina: agguato con efferato omicidio in pieno centro storico a Vicenza!
Vittima il Vescovo Giovanni De Surdis Cacciafronte, vicentino di adozione e gran benefattore!

Origini e personalità del giovane Cacciafronte

Nacque nel 1125 a Cremona da nobile famiglia: Evangelista De Sordi e Berta De Persici. Personalità da non confondersi con Giovanni Sordi, anch’egli vescovo di Vicenza, ma vissuto nel XIV secolo.

Ancora in fasce, il De Surdis rimase orfano del padre e acquisì il cognome Cacciafronte dalle seconde nozze della madre. Fin dalla tenera età gli furono impartiti valori spirituali e caritatevoli, tanto che il giovine era solito sottrarsi allo sguardo attento dei genitori per rifugiarsi in “qualche cantuccio tutto solo e parevasi raccolto in orazione”.

Al compimento del quindicesimo anno di età e con il riconoscimento delle sue fervide doti, entrò nel mondo ecclesiastico della insigne cattedrale di Cremona.

Acquisito nel monastero benedettino di San Lorenzo seppe dimostrare profonda umiltà, dedicando le sue giornate alla meditazione e alla mortificazione corporale con il supplizio del cilicio. In un antico testo dall’emblematico titolo: “Vite dei due santi cremonesi – Gio. De’ Sordi Cacciafronte ed Eusebio Abate”, pubblicato nel 1825, l’autore Gio. Labus così descrive l’attività spirituale del Cacciafronte:

La notte eragli guida all’orazione, il giorno stimolo all’opre di obbedienza e di austerità: dorimva disagiatamente pochissime ore, e non di rado sulla nuda terra, castigando la carne rubelle per avere vieppiù lo spirito pronto, sollevato ed unito a Dio.

Per la sua ammirabile indulgenza fu eletto nel 1159 a Priore della Chiesa di San Vittore in Cremona e tre anni dopo ricoprì la carica di abate in San Lorenzo.

Giovanni De Sordi Cacciafronte insegnò ed impartì ammonimento e dovere cristiano ai fedeli, amministrò sapientemente il patrimonio economico del monastero ed istituì giorni per la distribuzione di suppellettili, denari e vestiario ai mendicanti.
Tanto accrebbe la sua pia fama che molti giunsero dalle terre confinanti per riporre in lui le proprie coscienze, con l’auspicio di raggiungere l’ambito paradiso celeste.

Situazione politica ed esilio dell’abate Cacciafronte

Da antichi documenti pervenuti e conservati presso gli archivi cremonesi è possibile ricavare una serie di nefasti episodi accaduti alla cittadinanza e all’istituzione religiosa. Certamente l’imperialismo dettato da Federico Barbarossa fu causa principale dei dissidi interni alla vita politica e clericale; dissidi condotti pure per mano di Guido da Crema, il quale incendiò i borghi attorno alla Basilica costringendo papa Alessandro III all’esilio nelle terre di Sicilia.

Soverchiato il potere papale, fu Giovanni abate di Struma (antipapa Callisto III) ad ottenere diritto clericale in Cremona. Inutili furono le implorazioni di Giovanni De Sordi Cacciafronte, il quale mosse persino una processione penitenziale auspicando un ravvedimento dell’imperatore. Questi, indispettito da tanta arroganza, esiliò l’abate a Mantova, dove visse di solitudine e meditazione.

In seguito, riconosciute le doti spirituali e caritatevoli del Cacciafronte, fu mossa intercessione alla Santa Sede per la consacrazione a Vescovo di Mantova, in sostituzione allo “scismatico” Graziadoro (o Garsidonio).

Dopo un periodo pressoché tranquillo e di riavvicinamento all’imperialismo dettato da Federico (Barbarossa), Cacciafronte assunse il ruolo di vescovo a Vicenza, mentre Mantova riaccolse nel 1179 Graziadoro alla conduzione delle opere religiose.

Opere e conduzione religiosa del Vescovo Cacciafronte

Vicenza, privata dalla morte del vescovo Ariberto, vide periodo fervente grazie ad una serie di interventi sulle norme ecclesiastiche operate dal suo successore Cacciafronte.

Egli praticò la consolazione degli afflitti esortando le famiglie alla pietà e carità verso i bisognosi. Cacciafronte fu parsimonioso nell’elargire somme di denaro per i numerosi corredi sacri della chiesa vicentina, inoltre fu promotore per il ripristino della strada che conduceva alla Basilica dei Santi Felice e Fortunato, con l’intento di ravvivarne il culto:

Si avvide che nell’animo di que’ fedeli si era spento l’antico fervore di divozione verso i santi martiri Felice e Fortunato, i cui sacri corpi riposano in una chiesa in qualche distanza della città; considerando che questa chiesa era abbandonata, perché la strada che conduceavi era fangosa, rotta e impraticabile, egli la fece a proprie spese selciare, ed ebbe il contento, coll’agevolar l’accesso alla chiesa di ristabilire in quel popolo la decaduta divozione verso i Santi suoi protettori.

Fin dai tempi in cui era in carica il Vescovo Ariberto, la curia vicentina amministrava le terre concesse a benemeriti cittadini, i quali riservavano obbligatoriamente un canone annuo: tali fondi erano destinati ai bisognosi della chiesa ed al mantenimento della dottrina religiosa. Chi otteneva simili concessioni doveva corrispondere al vescovo il canone pattuito e prestarsi in difesa della chiesa, seguendone fedelmente i dogmi spirituali.

Non sempre tali doveri furono rispettati dai singoli feudatari.
Tra lacune e mancati tributi, fu segnalato alla curia il perseverare di un certo Pietro (probabilmente di origini bolognesi), governatore nel feudo di Malo.

Nonostante i continui richiami, il malfattore non volle cedere all’imposizione tributaria e la vicenda giunse inevitabilmente allo scontro. Pietro di Pietramala, dopo la decadenza e scomunica ad infedele, anziché ravvedersi aggiunse delitto al delitto architettando l’assassinio del pastore.

Sapendo che il buon Cacciafronte era solito recarsi alla scuola teologica di sua istituzione, Pietro pianificò un agguato simulando un casuale incontro allo scopo di distrarre Arrigo di Creazzo e Giovanni di Malaterra, fedeli accompagnatori del prelato.

Il giorno 13 del mese di marzo 1181** (Vedi note a piè pagina) il Vescovo incrociò nella Piazza del Duomo di Vicenza un bisognoso implorante elemosina.

Comandò ad Arrigo da Creazzo di riaccompagnare a casa il mendicante, offrire le dovute cure e rivestirlo. Questi fu restìo ad abbandonare il Vescovo e Giovanni di Malaterra, ma fu docilmente convinto con il proposito di fare ritorno dove i due l’avrebbero atteso.

Appena Arrigo da Creazzo fu allontanato, Pietro di Pietramala uscì da un riparo nascosto e trafisse al petto Giovanni De Sordi Cacciafronte che crollò a terra esanime. Assistito dall’unico accompagnatore rimastogli accanto, il pastore spirò dopo una lenta agonia, lasciando memorie delle sue opere benefiche alla città berica.

Epilogo: venerazione e beatitudine del Vescovo Cacciafronte

La popolazione Vicentina insorse in tumulto. Armata di propositi di vendetta si diresse al feudo di Malo e giunta sotto le mura appiccò rogo alla casa padronale con la speranza di ardere vivo Pietro di Pietramala. Ma dalle cronache pervenuteci, risulta sia riuscito a fuggire dall’incendio e che non se ne sia più conosciuta sorte.

Il corpo del Cacciafronte fu sepolto nella Cattedrale di Vicenza (Duomo – Santa Maria Annunciata), ma nel crescendo della divinazione fu riesumato per esser riposto all’interno di un’urna in marmo sotto l’altare della Cappella di Santa Maria Incoronata, dove furono scolpiti 14 versi sulla sua vita e tragica morte.

Monumento ed urna del vescovo Giovanni De Sordi Cacciafronte

Nicchia con urna e statua monumentale al Vescovo di Vicenza Giovanni De Surdis Cacciafronte – esterno del Duomo cittadino, lato rivolto verso Contra’ Garibaldi

Curiosità e commenti sull’immagine di copertina:

Trattasi di stampa antica della metà del XIX secolo raffigurante scena del delitto sulla Piazza del Duomo di Vicenza.
Nell’iconografia tradizionale sono riconoscibili, oltre al Vescovo Cacciafronte vittima per mano di Pietro, anche gli accompagnatori Giovanni di Malaterra ed Arrigo di Creazzo. Quest’ultimo, in secondo piano, con le vesti destinate al mendicante incontrato lungo il tragitto.

Notare, dietro ad Arrigo di Creazzo, la presenza di una tra le numerose edicole religiose distribuite in città, certamente realizzata in legno, insistente sulla piazza del Duomo di Vicenza fino tale epoca.

**Note:

13 marzo 1181 è datazione della presunta morte segnalata dal Dott. Gio. Labus nella pubblicazione “Vite dei due santi cremonesi – Gio. De’ Sordi Cacciafronte ed Eusebio Abate” del 1825 e conservata nella biblioteca nazionale d’austria.

Tale certezza del Labus deriva dalle cronache raccolte di:

  • Battista Pajarini
  • Silvestro Castellini
  • Francesco Brabarano
  • Ippolito Donesmondi
  • Giuseppe Bresciani

Tuttavia in alcune pubblicazioni contemporanee (XIX secolo) ed in alcuni siti web è diffusa la convinzione che la morte del vescovo Cacciafronte sia giunta nell’anno 1184. Tale tesi non può essere suffragata dai versi incisi sulla lapide riposta sotto l’urna:

B. IOANNIS DE SURDIS CACCIAFRONTIS EP.
PROXIMA IN PLATEA ANNO M.C.LXXXIII
A SICARIO TRANSFOSSI STATUA HAEC VETUS
ET URNA IN QUA OLIM EIUS SERVABATUR
CORPUS QUOD DEIN CONDITUM EST SUB ARA
BEATAE MARIAE VIRGINIS CORONATAE
HIC LOCATAE FUERUNT AN. M.DCCC.LXIII

Giovanni De Surdis Cacciafronte fu canonizzato in Roma nel 1824, per trasmissione agli atti dal Monsignore Omobono conte Offredi Vescovo della Santa Chiesa di Cremona e dal Monsignor Giuseppe Maria Peruzzi Vescovo di Vicenza.
Il 16 marzo 1825 si tenne la prima processione votiva in suo onore a Cremona, con il benestare del Vaticano.

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Pubblicato: 31 ottobre 2014

Inserito sotto: Medioevo

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