il Parlamento al Fronte

E’ lecito dare importanza all’uso corretto della lingua italiana mentre un’epoca è percorsa da tragici eventi socio-politici? Sembrerebbe una barbarie contro ogni logica eppure è accaduto mentre imperversava sul fronte nazionale un immane conflitto.

Neologismi sulla Grande Guerra.

La lodevole iniziativa “grammaticale” è stata presentata sui giornali da alcuni facinorosi parlamentari dediti, qualora non partecipanti alla Prima guerra mondiale, almeno a ridicole quanto inutili elucubrazioni. Ecco, dunque, deputati sostenitori alla giusta causa: “fronte” è vocabolo da usarsi in forma maschile o femminile? Quale semantica adottare con popolazioni intente a fuggire dai propri villaggi, ignoranti al nobilissimo parlato degli antichi padri letterari? La questione non fu di poco conto, tanto da esser discussa nella sede del Parlamento italiano. Neologismo… Ammesso possa esser considerato tale.

Armati di penna e calamaio!

Seppur molti deputati parteciparono al conflitto, recandosi “al fronte”, altri pensosi colleghi si fregiarono di imprese ardite con penna e calamaio, oppure con valorose orazioni pubbliche, rendendo giustizia ad una lingua italiana così malamente stropicciata. Evidentemente i massacri “al fronte” non son serviti da monito e neppure l’imperversare di malattie in trincea ha sensibilizzato alcuna personalità politica.

Alpini prima della partenza per il fronte

Deputati della Camera, del reggimento Alpini posano per una foto ricordo

Pertanto, mentre taluni arrovellarono pensieri alla tutela grammaticale, susseguirono gravissime perdite lungo i confini della provincia di Vicenza e nel goriziano, territori pesantemente coinvolti alla difesa nazionale.

Tra le migliaia di caduti vanno ricordate anche molte figure di Parlamentari e deputati alla Camera, che per onor della nazione, hanno sacrificato la vita al fronte.
A testimonianza di tali ideali, riporto alcune immagini di valorosi Alpini ed ufficiali del Regio Esercito d’Italia che si immolarono alla patria combattendo eroicamente.

Battersi AL fronte

La storia ricorda le violente battaglie sull’Isonzo, tra le quali la decima che ebbe inizio il 12 maggio 1917: seminò sul terreno 112.000 caduti italiani e 76.000 caduti austriaci, a poche settimane dalla pubblicazione delle congetture lessicali.

Giovane deputato Brandolin D'Adda caduto al fronte

Conte Brandolin D’Adda onorevole alla Camera caduto nei combattimenti al fronte

Il mese di giugno coinvolse ancora il fronte carsico, nella zona di Flondar, costringendo l’esercito italiano nei pressi dell’Ermada con perdite di circa 22.000 uomini. Il 10 giugno è invece ricordato per la sanguinosa offensiva sull’Ortigara, in provincia di Vicenza, con perdite di 6.750 uomini.

L’epilogo del massacro per la conquista della vetta fu il 29 giugno, accompagnato da 25.000 caduti italiani e 9.000 caduti tra le fila dell’esercito austro-ungarico.

Un dettagliato resoconto è ben descritto su www.cinquantamila.it che ringrazio debitamente per la condivisione.

Andare al punto, sempre a fronte alta!

Quindi, a fronte dei tragici eventi accorsi tra maggio e giugno 1917, l’intervento politico sulla questione è da considerarsi privo di rispetto per qualunque società civile e militare, già violentata a sufficienza dal conflitto.

Nel Centenario della Grande Guerra la nostra attenzione dovrebbe esser riposta ad episodi di diversa entità e non a simili postille, ma ritenevo doveroso condividere anche aspetti di scarno rilievo, dimostrando quanto sia a volte assente l’umana coscienza.

Di seguito l’estratto della discussione di un deputato al Parlamento:

Cominciamo con una postilla pedante: il fronte o la fronte, s’ha da dire? Fu tenuto a quanto narrasi, un conciliabolo fra lo Stato Maggiore e l’aureo Poeta di questa guerra, e l’ebbero facilmente vinta gli antichi esempi di bello scrivere; la fronte rimase scrupolosamente femminile in tutti i bollettini.

Ma ecco l’altro ieri, un ufficialetto tutto attillato e agghindato ha il gusto pessimo di sdrucciolare per le scale d’uno dei tanti uffici della Capitale in cui fin da principio della guerra s’è tenacemente imboscato, ha il gusto più che pessimo, aggiungeremo, d’andarsi a rompere la pelle del capo proprio sopra l’arco del ciglio, e naturalmente la maledetta invidia del prossimo s’è messa a gridargli addosso quanto mai è stato ferito… alla fronte. E’ dunque sopportabile che per l’uzzolo dei puristi un povero diavolo, oltre a farsi del male, debba cavarne le beffe?

La lingua in fin dei conti non è una mummia che s’incenerisce se la si tocca; si rinnova, si ritempra, anche adesso in mezzo alla santa fatica dei soldati, e se proprio i soldati vogliono dire il fronte, hanno il diritto d’infischiarsi della crusca.

Atteniamoci al maschile anco noi, e serviamoci del fronte come d’uno schermo su cui passano le ombre dei legislatori improvvisamente rivestiti di verdognolo.

Pubblicato il 1° giugno 1917 sulla rivista mensile del Corriere della sera

Sergente Bissolati al fronte con i suoi Alpini

Reggimento Alpini guidato dal sergente Bissolati, parlamentare ferito sul fronte di guerra

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Pubblicato: 29 agosto 2014

Inserito sotto: Grande Guerra

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