I ponti di Vicenza nelle foto e nelle cartoline d’epoca

Rimediando al disordine accumulato tra documenti, fotografie e cartoline d’epoca, ho recuperato e diviso alcune immagini dei ponti di Vicenza realizzate da bravi fotografi del Novecento.

Quindi ho ricavato una una kermesse di vedute da esaminare che, per completezza alla ricerca, ho voluto approfondire allegando una descrizione sulle loro origini.

Il risultato è un viaggio a ritroso nel tempo, a cavalcioni tra i fiumi Bacchiglione e Retrone: ricordi di uno stile di vita oggi difficilmente immaginabile, come pescare con la lenza o addirittura con grandi reti ad immersione, lavare i panni sporchi lungo gli argini o navigare con piccole imbarcazioni seguendo il lento incedere dell’acqua.

Con questo articolo cercherò di illustrare i ponti di Vicenza con una breve spiegazione e con qualche suggestiva cartolina d’epoca selezionata dall’archivio personale o da altre fonti cui non mancherò di citarne la provenienza.

Storia e toponomastica degli antichi ponti di Vicenza

Ponte Novo

Conosciuto in passato con il nome di Santa Maria Maddalena o delle Convertite per la vicinanza di un antico monastero orientato al recupero delle giovani donne, ponte Novo deve il toponimo in seguito alla sua ricostruzione, risalente all’anno 1793.

Ponti di Vicenza: cartolina del Ponte Novo.

Ponte Novo in una cartolina postale spedita nel 1903 con le “lavandare” sulla sponda del fiume. Edizioni Galla.

Tuttavia le sue origini risalgono al 1574, quando fu autorizzata dal doge Alvise Mocenigo la prima costruzione in legno che durò fino al 1617, anno in cui venne sostituita con una in pietra a tre archi.

Il 1650 è ricordato dalle cronache del tempo per una violenta alluvione che ingrossò il fiume e fece crollare arcate e sostegni. La città di Vicenza riparò al disastro costruendo nel 1653 un’unica campata in pietra.

L’impresa non portò il beneficio sperato e nel 1702 un’altra fiumana travolse il ponte, recando gravissime rotture all’arcata. Fu quindi ricostruito in legno e in tale forma resistette fino al 1793, quando fu smantellato per lasciare posto al “Ponte Nuovo” realizzato ad un solo arco in mattoni.

Fu Giambattista Giarolli, autore del libro “Vicenza nella sua toponomastica stradale”, a pubblicare nel 1955 l’origine del nome e alcuni episodi legati al ponte, ma nonostante l’opera risulti essere il testo specialistico più completo sulla toponomastica vicentina, il Giarolli non racconta l’infausto episodio del settembre 1882, quando la struttura portante subì un nuovo crollo.

L’episodio è rintracciabile in alcune pubblicazioni ottocentesche, tra le quali spicca il settimanale d’informazione vicentina Il Berico che con assoluta precisione riportò ora e data del tragico evento: 11,45 del 24 settembre 1882.

Nella seduta del Consiglio Comunale del 13 dicembre 1882 si deliberò la ricostruzione di ponte Novo, affidando all’Ufficio Tecnico lo sviluppo del progetto che fu realizzato in un’unica campata in ferro, tuttora visibile dagli argini del Bacchiglione e transitabile in auto o percorribile a piedi.

Ponte Pusterla

Il ponte di Pusterla prende nome dalla porta medievale che aveva sede nell’area compresa tra la sponda meridionale del fiume Bacchiglione e l’inizio di contra’ Porti. Il termine deriva da “Postierla” o “Posterula”, ovvero porta secondaria o minore rispetto a quelle erette a San Pietro e a San Felice, anch’esse scomparse.

Ponte Pusterla, collezione Rossato

Ponte Pusterla in una cartolina d’epoca – collezione Rossato. Ed. Galla, 1903.

La porta Pusterla aveva una piccola torre di guardia, una saracinesca e un ponte levatoio: le origini del manufatto compaiono nello Statuto Comunis Vicentie del 1264, dove è indicata con il nome di “Porta vetus”.

Gli ultimi resti della fortificazione vennero demoliti nel 1820 durante la riqualificazione dell’area e per migliorare l’accesso alla contrada Porti.

Il ponte omonimo, invece, fu originariamente costruito in legno e sostituito nel 1231 con una nuova, solida struttura in pietra. Il Barbarano narra la storia del ponte e del primo restauro compiuto nel 1444 nell’opera dal titolo “Historia ecclesiastica della città, territorio et diocese di Vicenza”, mentre, sempre secondo i dati raccolti dallo storico, nel 1640 due archi furono completamente ricostruiti.

Nel 1928, per agevolare il traffico dei veicoli lungo la carreggiata che unisce la contrada Porti con quella di San Marco, si pensò di eliminare i larghi parapetti in pietra e di gettare verso l’esterno del ponte due sbalzi in cemento armato per ricavarne i marciapiedi.

Il progetto fu abbandonato e l’allargamento di Ponte Pusterla fu realizzato spostando i sostegni sul fianco sinistro e arretrando il fianco destro lungo l’edificio che un tempo fu sede della storica tipografia Rumor.

In tempi recenti Ponte Pusterla ha goduto di un restauro completo, di una nuova asfaltatura e del rialzo dei marciapiedi.

Ponte degli Angeli

Ricordato sin dai tempi antichi anche come il ponte di San Pietro per la vicinanza all’omonima porta medievale un tempo esistente sulla sponda del Bacchiglione, ponte degli Angeli fu ricostruito più volte a causa dei danni subiti dalle piene del fiume.

Ponte degli Angeli in una cartolina del 1900

Una rara immagine del ponte degli Angeli con un insolito “ponte Venti Settembre” riportato in didascalia. Ed. Casarotto, 1902.

Riadattato sopra esili sostegni in ferro e ghisa sul finire dell’Ottocento, ponte degli Angeli venne smantellato nel secondo dopo guerra per essere sostituito con un’unica campata in cemento armato.

Per saperne di più segui questo LINK.

Ponte San Michele

E’ un meraviglioso manufatto in pietra in grado di offrire forti emozioni al passante che ne ammiri l’elegante figura dal ponte parallelo, anch’esso circondato da antiche residenze e palazzetti immersi nel verde dei giardini privati.

Ponti di Vicenza: ponte San Michele

Cartolina postale del Ponte San Michele fotografato nel 1930 circa. Una veduta molto suggestiva, accompagnata dalla presenza delle imbarcazioni in primo piano. Editore anonimo.

Per chi attraversa piazza delle Biade, il ponte è raggiungibile scendendo lungo contra’ Gazzolle dove trovano sede la Prefettura di Vicenza e gli Uffici della Provincia. In fondo alla contrada si svolta leggermente a destra e si imbocca l’acciottolato che conduce al ponte.

Sulla sponda opposta del fiume sorgeva un tempo la chiesa di San Michele che fu eretta con l’annesso convento nel 1260 circa dagli Eremitani di Sant’Agostino e che, sin dal periodo della sua costruzione, attribuì al ponte e alla contrada vicina il toponimo attuale.

Divenuta parrocchiale nel 1355, la chiesa venne frettolosamente demolita nel 1812 mentre parte del convento è ancora visibile sulla sponda sud orientale del Retrone.

Le prime notizie sul ponte San Michele sono rintracciabili in un documento datato 1264, nel quale è descritto l’uso del legno per la sua costruzione. Nel 1422 venne sostituito da un ponte a un’unica campata in pietra di Montecchio, ma, nonostante diversi interventi di manutenzione compiuti nel XVI secolo, crollò improvvisamente il 20 aprile 1619 a causa di un cedimento strutturale.

Si provvide in tutta fretta alla sua ricostruzione, affidando il compito ai fratelli Tommaso e Francesco Contini che si ispirarono al ponte di Rialto per realizzare il nuovo progetto. La soprintendenza ai lavori fu affidata allo scultore e architetto Giambattista Albanese, noto alle maestranze vicentine per la sua incessante attività ed esperienza.

Ponte San Michele è rimasto inalterato sin dal 1628, data in cui vennero aggiunte le balaustre, e affascina come allora con la sua incantevole arcata magistralmente composta da grossi blocchi di pietra.

Ponte San Paolo

Poco distante e parallelo al ponte San Michele, troviamo ponte San Paolo.

Scomparsa l’antica cappella dedicata al Santo, che aveva sede nella piazzetta dedicata alla memoria dell’illustre Neri Pozza, ponte e contrada ne hanno conservato il toponimo.

Ponte San Paolo a Vicenza in una cartolina d'epoca

Ponte San Paolo ripreso dall’angolo della vicina piazzetta Neri Pozza. Ed. anonima, 1930 circa.

Le origini del ponte risalirebbero all’epoca romana, quando il crescente sviluppo urbano impose un primo collegamento di Vicetia alla zona meridionale della città, dove sorgeva il maestoso teatro Berga.

Ponte San Paolo aveva tre archi, di cui uno centrale maggiore rispetto ai laterali e poggianti su robusti piloni realizzati con blocchi di pietra “dura”, come riportato nel trattato di Andrea Palladio.

Nei secoli successivi alla descrizione del Palladio, che durante gli studi di architettura vide ponte San Paolo tutto intiero – riferendosi forse al periodo precedente al 1560, quando una violenta alluvione recò danni alla struttura portante – furono eseguiti numerosi lavori di manutenzione e di ripristino sui piloni e sulle ghiere degli archi.

Nonostante i continui interventi di restauro, le condizioni del ponte peggiorarono sino a quando, nel 1875, si provvide alla demolizione, appellandosi anche alle sue (discutibili) “scarse peculiarità artistiche della fabbrica”.

Smantellato l’antico ponte, l’Ufficio Tecnico Municipale approvò il progetto di ricostruzione dell’architetto Luigi Dalla Vecchia che scelse di realizzare un’unica grande arcata a sesto ribassato.

Il nuovo ponte San Paolo fu ultimato e inaugurato nel luglio 1877, conservandosi, fino ad oggi, inalterato nell’aspetto.

Ponte delle Barche

Ponte delle Barche, foto del 1928

Il ponte delle Barche nel 1928 dal Viale Giuriolo – foto di autore anonimo. Sulla destra, tra i canneti, è visibile una delle ultime imbarcazioni usate per navigare il fiume.

Smentite definitivamente dagli storici contemporanei le origini romane, il ponte delle Barche è forse il più antico presente in città che conservi ancora l’aspetto primitivo.

Stile e tecnica di costruzione farebbero risalire il ponte al periodo medioevale, quando Vicenza era cinta dalle alte mura erette per difendere il territorio dalle incursioni militari.

Secondo alcune approfondite ricerche condotte dallo storico Franco Barbieri e dal vice segretario comunale Giambattista Giarolli, le prime notizie del ponte risalirebbero al lontano 1212.

Nei documenti attribuiti a quel periodo, il ponte delle Barche è chiamato “ponte di Predevalle” per l’abbassamento del terreno rispetto alla zona circostante.

Nelle vicinanze al ponte sorgeva anche il castello omonimo, che fu costruito nel 1230 sulle sponde del fiume Retrone dal podestà Filippo Zulian per proteggere il fiorente porticciolo commerciale dalle invasioni nemiche.

Ponte Furo

Incerte le origini del nome, ponte Furo conserva tuttora l’aspetto medievale offrendo ai passanti una magnifica visuale sulle case costruite lungo gli argini del Retrone e sulla Basilica Palladiana che s’incunea tra il verde delle sponde e i colori degli intonaci degli edifici.

Ponte Furo sul Retrone e Basilica Palladiana

Una bellissima veduta del ponte Furo e degli antichi edifici. Sul fondo spicca la Basilica Palladiana con la sua alta torre campanaria. Foto del 1960, autore anonimo.

Come il ponte delle Barche, anche ponte Furo è stato creduto per lungo tempo un’opera risalente al periodo romano. In realtà i primi documenti ne attestano la presenza sin dal febbraio 1222 (cfr. Franco Barbieri – Renato Cevese in “Vicenza ritratto di una città” – pag. 639) quando l’alta cinta muraria proseguiva lungo contra’ Mure del Pallamaio, “scavalcando” il Retrone.

Delle antiche mura, purtroppo, rimangono poche tracce visibili lungo il percorso che conduce alla zona meridionale della città: nel 1801 venne ultimato lo smantellamento delle mura sopra al ponte, mentre nel febbraio 1864 venne eseguito un riattamento della riva destra del fiume, nei pressi della piazzola San Giuseppe.

Come accennato in apertura al capitolo, le origini del toponimo sono tuttora dubbie. Un’ipotesi, tramandata fino alla metà del secolo scorso, vorrebbe attribuire il nome al leggendario pretore romano Lucio Furio Purpureo, ma per le ragioni tramandate dagli studiosi del Novecento non è possibile stabilirne un legame storico.

Tra le tante supposizioni diffuse vi è anche quella derivante dall’apertura (foro) delle saracinesche montate nelle campate del ponte per permettere l’ingresso o l’uscita delle imbarcazioni autorizzate alla navigazione.

Ponte di Santa Libera o di Campomarzo

Collega viale Dalmazia con la salita di Santa Libera, dove un tempo esisteva una chiesetta dedicata alla Madonna Liberatrice.

Ponte di Santa Libera o di Campo Marzo

Il ponte costruito in onore del sovrano d’Austria Francesco I. Sullo sfondo gli antichi edifici e la Basilica Palladiana. Cartolina spedita nel 1935, editore anonimo.

Appena oltre il ponte in pietra, ai piedi dell’altura che conduce al grande incrocio semaforico, sorgeva l’antica porta medievale chiamata Lupia: un’imponente fortificazione demolita sul finire del XIX secolo per fare spazio ad una più modesta costruzione daziaria.

Quest’ultimo edificio venne smantellato nella primavera del 1932 per dare maggiore sviluppo e continuità ai fabbricati residenziali adiacenti.

Ma torniamo al ponte e ai motivi che hanno indotto la municipalità a volerne la costruzione.

Correva l’anno 1816 e in occasione dell’arrivo in città dell’imperatore d’Austria Francesco I fu compiuto il rettilineo di Campo Marzo e gettate le basi per la realizzazione del ponte a un’unica campata.

Una grande targa in pietra, oggi esposta nei giardini del Teatro Olimpico, fu collocata sul manufatto per spiegarne le origini:

NEL MDCCCXVI
QUANDO FRANCESCO I, IMPERATORE E RE
RICOMPOSTE LE COSE EUROPEE
SI MOSTRO’ A SUOI POPOLI D’ITALIA
LA CITTA’ DI VICENZA
INTITOLO’ A LUI QUESTO PONTE
E SOTTO GLI AUSPIZII DEL SUO NUME PACIFICO
CONVERTI’ L’ADIACENTE CAMPO DI MARTE
IN SOGGIORNO D’OZII BEATI E DI FESTEVOLI GODIMENTI

Nel 1866, quando Vicenza fu prossima all’annessione al Regno d’Italia, la lastra venne rimossa dal ponte e “confinata in un angolo remoto del Museo (Palazzo Chiericati – ndr) perché sonava ironia e rimprovero” (cit. Adriano Navarotto – Ottocento Vicentino, vol. 1 cap. XVIII pag. 194).

Una seconda lapide, anch’essa conservata nei giardini dell’Olimpico, fu posta nel 1825 a ricordo della visita del sovrano:

A FRANCESCO PRIMO
PRESENTE
I VICENTINI
L’ANNO MDCCCXXV
DEDICARONO QUESTO PONTE
PERCHE’ IL MONARCA
RICUSO’ DI ACCOGLIERE GLI ONORI
CHE A PUBBLICA UTILITA’
NON DURASSERO

La costruzione del ponte e l’esecuzione di altre opere volute per abbellire Vicenza in occasione della breve permanenza del sovrano comportarono, seppur temporaneamente, l’impiego di molti operai vicentini altrimenti sofferenti in un momento di grave carestia economica.

Bibliografia
  • Vicenza nella sua toponomastica stradale, Giambattista Giarolli, edizioni tipografiche Istituto San Gaetano – Vicenza, 1955 (prima edizione).
  • Vicenza, ritratto di una città – guida storico artistica, Franco Barbieri e Renato Cevese, ed. Angelo Colla, 2004. Edizione speciale riservata alla Banca Popolare di Vicenza.
  • Ottocento Vicentino, Memorie di un protagonista, Adriano Navarotto. Edizione a cura di Ermenegildo Reato, 1984 – Stocchiero Editore.
  • Immagini del Risorgimento Vicentino – Andrea Kozlovic. Edizioni Pasqualotto, 1982.
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Pubblicato: 7 settembre 2017

Inserito sotto: Architettura

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