Ieri ed oggi: come e quanto è cambiata Vicenza nel tempo

Trovarsi e ritrovarsi tra le contrade e le piazze del centro storico, ammirando palazzi e monumenti. Immaginare il chiacchiericcio nelle offellerie e nelle sale da tè, un tempo luoghi d’incontro per eleganti dame e uomini d’affari.

Naso all’insù ad osservare balconi fioriti, lapidi con incisi nomi e storie di illustri personaggi, a contemplare pregiate architetture o antichi dipinti esposti alle intemperie; restare così assorti, chiedendosi quanto sia cambiata Vicenza nel tempo.

Viaggiare nel tempo per riscoprire Vicenza

Mercoledì 3 dicembre 2008, ore 17.30: nella magnifica sala degli Stucchi di palazzo Trissino-Baston (sede degli uffici della giunta comunale e del sindaco di Vicenza) viene presentato il libro fotografico “Vicenza nel tempo – la città di ieri, la città di oggi”, realizzato da Walter Stefani con la collaborazione dell’amico Antonio Rossato, il quale ha messo a disposizione una ricca selezione di cartoline d’epoca.

Il libro, pubblicato e distribuito dall’Editoriale Programma, ottiene fin da subito un grande successo, tanto da suscitare ancora oggi un notevole interesse tra gli appassionati di storia vicentina.

Rintracciare una copia del volume è abbastanza difficile, ma con un pizzico di fortuna è possibile trovarne qualcuna in vendita sui banchi dei mercatini dell’antiquariato ad un prezzo ancora contenuto.

Il bellissimo chalet Piccioli riprodotto sulla copertina del libro “Vicenza nel tempo – la città di ieri, la città di oggi” di Walter Stefani e Antonio Rossato (foto Vajenti).

Sfogliando le pagine del prezioso volume è possibile ammirare Vicenza antica e confrontarne i cambiamenti con le fotografie scattate e stampate durante la realizzazione dell’opera.

Ora, sul percorso tracciato nel 2008 dagli autori Walter Stefani e Antonio Rossato, vorrei dare inizio alla pubblicazione online di alcune gallerie di immagini antiche e moderne provenienti dall’archivio personale.

L’esperimento, con i suoi modesti contributi fotografici, non mira all’indiscusso risultato ottenuto dal libro “Vicenza nel tempo – La città di ieri, la città di oggi”, ma vorrebbe, piuttosto, stimolare ulteriormente la ricerca dei dettagli tra gli appassionati di storia locale.

Per chi arriva da Ponte Alto

Il lungo tratto che oggi riunisce Montecchio Maggiore, Tarvenelle e Olmo con Ponte Alto e Viale San Lazzaro, era un tempo la strada carrozzabile preferita dai sovrani d’Italia, che la percorrevano per dirigersi a Venezia.

Questa prima raccolta di immagini ha inizio dal Viale Verona fino al congiungimento con le Scuole Comunali di San Felice, erette nel primo Novecento tra Piazzale Giusti e i Giardini Salvi.

Campo Marzo e dintorni

Ricordato col nome di “Guisega”, dalla forma dialettale tedesca wisega (wiese: prato), Campo Marzo era luogo dei primi mercati agricoli e delle fiere del bestiame.

Il grande parco è lambito a sud dalla stazione ferroviaria ed il Retrone, ad occidente dal parcheggio interrato e dal Piazzale Bologna, a settentrione dal Piazzale De Gasperi e dall’ingresso monumentale ai Giardini Salvi (l’arco è attribuito all’architetto Baldassare Longhena che lo fece erigere nel 1645).

La parte sud orientale è delimitata dai resti delle mura medievali di Contra’ Pallamaio e dal breve tratto della Seriola, interrata lungo Piazzale De Gasperi e Viale Roma.

Numerose sono anche le cartoline pubblicate agli inizi del Novecento e che illustrano l’antico Caffè Turco (oggi Moresco) ed il Teatro Verdi; entrambi scomparsi sotto i bombardamenti del 1944.

Il centro storico e i suoi palazzi

Ripetutamente sconvolto durante il dominio napoleonico ed asburgico, Vicenza subì gravi danni durante le battaglie risorgimentali del 1848.

Con la partecipazione italiana alla Grande Guerra, anche il centro storico fu vittima dei bombardamenti aerei dell’impero austro-ungarico.

Altrettanto documentati sono i numerosi attacchi dal cielo che colpirono la città berica durante la seconda guerra mondiale, tra il 1943 e il 1945. Al termine del conflitto furono recuperati e ricostruiti gli edifici storici, civili e religiosi, non sempre rispettando i progetti originali.

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