Teatro Eretenio
storia e virtù del “Nostro Massimo”

Le belle stagioni al Teatro Eretenio vissute tra il dominio Napoleonico e l’impero austriaco. Una preziosa architettura costruita sul finire del XVIII secolo che ospitò alcuni grandi compositori italiani.

Introduzione al grande protagonista:
il Teatro Eretenio

Lungo le rive del fiume Retrone, erede dall’antico toponimo “Eretenium”, si insediava docilmente un teatro di nostalgica memoria. Testimone di frequenti e drammatici episodi che segnarono Vicenza in periodo di guerra, il Teatro Eretenio conobbe fama internazionale fino al suo lento declino, abbandono e distruzione avvenuta nel 1944 per opera di un ramificato bombardamento aereo.

Facciata del Teatro Eretenio.

Il Teatro Eretenio in una foto dello Studio Ferrini, fine anni ’30.

Purtroppo Vicenza conobbe la scomparsa di altri importanti teatri come, ad esempio, il Teatro delle Grazie della famiglia Tornieri dal 1711 in contra’ della Racchetta al Pallamaio, distrutto in un incendio sviluppatosi durante l’alba del 24 settembre 1783.

Anche il Teatro di Piazza, costruito in contra’ Pescherie Vecchie e adiacente alle industrie delle garzerie adibite alla garzatura dei panni, correva rischio d’incendio. Temendo il peggio per la vicinanza del teatro sia alla fabbrica tessile, sia alla Basilica Palladiana, una commissione costituita da Girolamo Giuseppe di Velo, Francesco Quinto, Alvise Trissino, Girolamo Muttoni e Guardinello Bissari – soci fondatori del Teatro Eretenio – conclusero l’acquisto del Teatro di Piazza il 3 maggio 1777 per 2600 ducati.

La deputazione provinciale, quindi, sulla base degli esiti ottenuti da una perizia tecnica, concesse facoltà ai committenti di costruire il nuovo teatro in una sede più sicura. L’area per la sua realizzazione fu scelta in prossimità del fiume Retrone, nelle immediate adiacenze del Palazzo Civena-Trissino, verso l’angusta strada che conduce al bivio tra contra’ Carpagnon e contra’ Delle Grazie.

Il progetto del Teatro Eretenio in dettaglio

La commissione assegnò ad Ottavio Bertotti Scamozzi, erede virtuoso dell’architetto rinascimentale Vincenzo Scamozzi, il compito di realizzare il progetto. Reduce da imponenti opere nel vicentino come Palazzo Franceschini-Folco (un tempo sede della Questura), Villa Franceschini Pasini (anno 1770 – Arcugnano) e artefice di numerosi interventi palladiani nelle ville del territorio Veneto, Ottavio Bertotti Scamozzi accettò l’incarico e fece stesura del progetto per il nuovo edificio.

Portico del Teatro Eretenio.

Ma la realizzazione del Teatro Eretenio comportava un impegno diverso rispetto alle fatiche precedenti: Bertotti-Scamozzi, infatti, dovette affrontare lo scomodo pendio al bivio delle contrade “Carpagnon” e “Delle Grazie”, nonché la difficile costruzione del palcoscenico così vicino al corso fluviale.

Quindi, il modello del Teatro Eretenio, proseguiva in armonia con Palazzo Civena – Trissino senza notevoli variazioni e con la presenza di 5 arcate dalla superficie in bugnato gentile intervallate da medaglioni con il profilo dei grandi drammaturghi. In essi erano riconoscibili Sofocle, Trissino, Metastasio e Goldoni.

Ingresso principale al Teatro Eretenio di Vicenza.L’ingresso principale, invece, fu ispirato alla facciata di Casa Cogollo, erroneamente attribuita a dimora del noto architetto Andrea Palladio.

La realizzazione degli interni fu affidata al veneziano Antonio Mauri che progettò sopra al portico d’ingresso le tre stanze del piano nobile. Due locali furono destinati ad uso dell’Accademia che fu incaricata di verificare eventuali speculazioni legate al progetto edilizio.

La terza sala, chiamata Odeo, era la più illuminata e comunicava direttamente con il primo ordine dei palchi, mentre due ampie scalinate accompagnavano gli spettatori al piano inferiore, distribuito in porte d’accesso ed uscita. Vi era, inoltre, possibilità di intrattenimento nel largo atrio di ingresso arredato di una signorile “bottega del caffè”, introdotta per la prima volta negli ambienti teatrali di Vicenza.

Il memorabile giorno dell’inaugurazione

Il Teatro Eretenio fu degno rivale della Scala di Milano e dei più celebri teatri d’Europa. La sua inaugurazione, studiata nei minimi dettagli per non deludere alcuna aspettativa, avvenne il 10 luglio del 1784.

Platea del Teatro Eretenio, foto Ferrini.

Lo spettacolo che diede apertura alla prima stagione del Teatro Eretenio fu presenziato dal napoletano Domenico Cimarosa che trascrisse in musica il dramma “Olimpiade” di Pietro Metastasio.

Negli anni seguenti, con l’alternarsi del regime francese a quello austriaco per il dominio su Vicenza, le rappresentazioni al Teatro Eretenio variarono repertorio: i melodrammi furono sostituiti con le opere satiriche ispirate alla situazione politica del momento. Solo nel 1813 l’impero austriaco s’impose definitivamente su quello francese, consegnando alla città un periodo caratterizzato da un’influente movimento artistico.

Le opere, le commedie ed i grandi Maestri che diedero lustro al Teatro Eretenio

Ebbe così inizio l’epoca del Romanticismo a Vicenza: un movimento che esaltava il ritorno alla natura in tutti i suoi aspetti e che conobbe massima esaltazione con le opere del giovane Gioacchino Rossini.

Il Maestro fu una costante presenza al teatro Eretenio e nel 1823 conquistò il pubblico con la rivisitazione in chiave parigina del Mosè in Egitto, opera che non venne mai più ripresa nella sua originale stesura.

Grandi compositori italiani.

I ritratti dei grandi Maestri italiani che presentarono le loro opere al Teatro Eretenio. Da sinistra a destra: Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi.

A Gioacchino Rossini succedettero Vincenzo Bellini, già al culmine della carriera, Gaetano Donizetti – unico grande erede della tradizione operistica italiana – ed infine Giuseppe Verdi che propose nel 1844 il Nabucodonosor. Fu un anno di grandi successi e fatiche per il maestro Verdi che, al termine della stagione operistica, si ritirò per un breve periodo a Recoaro Terme per recuperare le energie perdute.

Quattro anni dopo arrivarono le fatidiche giornate del Risorgimento vicentino ed il Teatro Eretenio, l’Olimpico e il Berico, costruito nel 1794 in Via SS. Apostoli, vennero chiusi al pubblico per salvaguardare gli arredi dalla furia austriaca. Vicenza trascorse un periodo caratterizzato da alterne lotte intestine fino al 15 luglio 1866, quando entrarono in città le prime guarnigioni del Regno d’Italia che costrinsero al ritiro gli avversari.

Ripresa la consueta attività teatrale, Vicenza conobbe un sereno periodo accompagnato da alcune importanti novità. Tra queste vi fu l’invenzione del “cosmorama scientifico”: uno strumento che consentiva l’ingrandimento dei panorami cittadini e che fu presentato per la prima volta al Teatro Eretenio il 3 giugno 1867.

Un altro grande evento che diede lustro al Teatro Eretenio fu l’inaugurazione del sistema Edison per l’illuminazione elettrica che si tenne in occasione della serata di gala del 14 marzo 1883. L’esperimento fu compiuto per la prima volta nei locali di un teatro italiano suscitando ammirazione e stupore tra i presenti.

Il Teatro Eretenio tra le due guerre

Nonostante i ripetuti successi, favoriti pure dall’introduzione dell’illuminazione elettrica in sala, il Teatro Eretenio subì la concorrenza del Teatro Comunale e dei suoi spettacoli proposti con largo anticipo su tutto il territorio vicentino.

Eretto in Campo Marzo nel 1828, il Teatro Comunale raggiunse fama grazie anche ai prezzi contenuti rispetto alle altre sale provinciali, raccogliendo numerosi consensi dalla classe media. Mutò definitivamente il nome in Teatro Verdi nel 1901, in onore al grande musicista da Busseto.

Antico Teatro Verdi in Vicenza.

Il Teatro Verdi in una Cartolina del primo ‘900, ed. Casarotto.

Ma gli spettacoli al Teatro Eretenio subirono un progressivo calo di presenze anche a causa del cinematografo che fu introdotto per la prima volta a Vicenza nella sala Edison di Piazza Castello e in quella del Cinema Palladio inaugurata nel 1920 quando il Teatro Verdi era già divenuto inservibile a causa delle pessime condizioni in cui gravava.

Durante la prima guerra mondiale anche il Teatro Eretenio adattò la sala alla cinematografia, proiettando per la prima volta una pellicola datata 1917, “girata” sui fronti goriziani e sulle località attorno al fiume Astico (Vicenza).

Il 1926, invece, è ricordato per la rappresentazione dell’opera “sei personaggi in cerca d’autore” per la prima volta introdotta a Vicenza da Luigi Pirandello. In sala erano presenti pochi spettatori che ne acclamarono il successo, mentre all’esterno una manifestazione spopolava in onore di Benito Mussolini, scampato al terzo tentativo di aggressione.

L’Eretenio trascorse gli ultimi anni di attività teatrale proponendo una serie di spettacoli, nel vano tentativo di tornare ai fasti ottocenteschi, ma il declino era ormai inevitabile. Nel 1936 opere come il Trovatore e Lucia di Lammermoor anticiparono la chiusura del teatro.

L’Accademia fu sciolta e legittimata la richiesta per introdurvi nuovi soci, mentre il pesante fardello economico che gravava sul Teatro Eretenio durò fino al 1940, quando la proprietà passò definitivamente al Comune di Vicenza. Si decise di intervenire con una prima manutenzione solo nel 1943, affidando le tinteggiature degli interni e la doratura degli stucchi al dopolavoro vicentino.

Al termine dei lavori fu comunicata per il 17 marzo 1944 l’inaugurazione del Teatro Eretenio, simbolicamente chiamato dai vicentini “il nostro Massimo” (cit. L’altalena dei sogni – Antonio Di Lorenzo, 1998 Edizioni Ergon) per i meravigliosi spettacoli che ivi si tenevano sin dal 1784, anno della prima apertura al pubblico.

Drammatico epilogo

Il resto è cronaca. Vicenza, martoriata dai bombardamenti aerei sin dal 1943, subì la distruzione di importanti edifici del centro storico e delle aree limitrofe. Ordigni a grappolo caddero sul Teatro Verdi, sul Caffè Moresco, e sulla stazione ferroviaria. Nei ripetuti raid aerei furono coinvolte anche Piazza Castello e Corso Palladio.

Casa di cura Eretenia, il parcheggio.

L’attuale parcheggio della casa di cura Eretenia e le macerie del Teatro Eretenio in una foto di Sandrini.

La sera del 2 aprile 1944 le bombe non risparmiarono neppure il Teatro Eretenio: scomparvero il portico adiacente Palazzo Civena–Trissino, il palco e la platea. Sotto le macerie rimasero vittime il custode con la moglie: due persone che si dedicarono costantemente alla manutenzione e alla pulizia del teatro, nonostante la chiusura al pubblico avvenuta nel 1936.

I segni della guerra

Quel che rimane ancora visibile è purtroppo poca cosa: scendendo da Via Delle Grazie è possibile scorgere parte delle mura che anticipavano l’ampio palcoscenico e che oggi delimitano il parcheggio della clinica costruita sulle fondamenta del Teatro.

Puntellato alla base dall’interno e murato in parte per consolidarne la struttura, il breve tratto di mura perimetrale resiste imperterrito, restituendo tre semi-colonne con capitello dorico ed una piccola, graziosa loggetta.

Resti del Teatro Eretenio in contra' delle Grazie

Due immagini a confronto tra ieri ed oggi, scendendo da contra’ delle Grazie. A destra, in un’immagine contemporanea, sono visibili i pochi resti del Teatro Eretenio rimasti in piedi dopo il bombardamento aereo del 1944.

L’ampio piazzale, oggi adibito a parcheggio, raccoglieva circa 1250 spettatori distribuiti su 4 ordini di 25 palchi ciascuno. Si narra di una straordinaria acustica, talmente raffinata che era possibile sentire il respiro degli attori in scena!

Il centro della vita mondana vicentina scomparve insieme al Teatro Verdi in quelle drammatiche giornate di guerra, sotto i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Vicenza perse per sempre il teatro per eccellenza, luogo di grande notorietà che raccolse estimatori da ogni parte d’Europa.

Crediti e Ringraziamenti

Esiste un’ampia documentazione che illustra esterni e planimetrie del Teatro Eretenio. Tra il cartaceo consultato sono state trovate anche alcune locandine sugli eventi svolti e alcuni disegni del progetto che ne descrivono storia e cronologia. Alcune testimonianze fotografiche sono state realizzate nei primi anni ’40 per opera dello Studio Fotografico Ferrini che ringrazio per la gentile collaborazione e concessione del materiale.

Le immagini dei 4 grandi compositori italiani provengono dall’archivio del progetto online: LiberLiber.it

Bibliografia
  • Il Teatro Eretenio tra cronaca e storia nel bicentenario della inaugurazione (1784)
    Remo Schiavo, Accademia Olimpica – 1983
  • I Teatri del Veneto: Verona, Vicenza, Belluno ed il loro territorio
    Franco Mancini, Maria Teresa Muraro, Elena Povoledo – 1985
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Pubblicato: 21 dicembre 2014

Inserito sotto: Teatro

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