Personaggi

Vita, opere e improvvisa morte del vescovo Cacciafronte

Un drammatico episodio consumato da uno scellerato personaggio, debitore insolvente e omicida.

Ecco il racconto, seppur breve, di un uomo di Chiesa e della sua tragica scomparsa avvenuta per mano di un criminale.

Origini e personalità del giovane Cacciafronte

Secondo un’antica tradizione, tramandata dagli eruditi ricercatori di storia cristiana del periodo rinascimentale, il Beato nacque nel 1125 a Cremona da una famiglia assai facoltosa e benestante.

Rimasta vedova la madre Berta De Persici dal primo marito Evangelista, il piccolo acquisì il cognome Cacciafronte dalle seconde nozze della nobildonna.

Fin dall’infanzia gli furono impartiti i principi della meditazione e della preghiera, che lo portarono a isolarsi in “qualche cantuccio tutto solo e parevasi raccolto in orazione”.

Le sue inclinazioni spirituali e la forte predisposizione alla carità cristiana lo spinsero, compiuti quindici anni, ad entrare nel gruppo dei devoti della cattedrale di Cremona.

In un antico testo dall’emblematico titolo: “Vite dei due santi cremonesi – Gio. De’ Sordi Cacciafronte ed Eusebio Abate”, pubblicato nel 1825, il Dottor Labus così descrive l’attività spirituale del Cacciafronte:

La notte eragli guida all’orazione, il giorno stimolo all’opre di obbedienza e di austerità: dormiva disagiatamente pochissime ore, e non di rado sulla nuda terra, castigando la carne rubelle per avere vieppiù lo spirito pronto, sollevato ed unito a Dio.

Per la sua ammirabile indulgenza, il Devoto fu eletto nel 1159 a Priore della Chiesa di San Vittore in Cremona e tre anni dopo divenne abate del Tempio di San Lorenzo.

Durante tutto il periodo della sua permanenza nel monastero, il giovane Cacciafronte amministrò con sapienza il patrimonio della tesoreria suddividendo il denaro da destinare ai bisognosi.

Situazione politica ed esilio dell’abate

Dagli antichi documenti conservati presso gli archivi cremonesi è possibile risalire ad una serie di tristi episodi accaduti alla cittadinanza e all’istituzione religiosa del tempo.

Causa principale dei dissidi fu l’intransigenza dell’Imperatore Federico Barbarossa, il quale, appoggiato dal cardinale Guido da Crema, si oppose con tenacia al dominio papale.

Soverchiato il potere religioso che costrinse all’esilio Papa Alessandro III, Giovanni abate di Struma (antipapa Callisto III) prese il comando della situazione.

L’intervento del Cacciafronte, da sempre contrario alle decisioni prese dall’Imperatore, spinse il popolo a manifestare in suo nome.

Per porre rimedio ai numerosi focolai di protesta sorti in città, le autorità decisero così di allontanare Cacciafronte, esiliandolo a Mantova.

Solo dopo un lungo e graduale periodo di avvicinamento alle istituzioni capitanate dal Barbarossa, il Religioso raggiunse Vicenza e qui iniziò un nuovo percorso di rigenerazione nella nuova comunità cristiana.

Opere e conduzione religiosa

A Vicenza Giovanni De Surdis Cacciafronte successe, dopo un breve arco temporale, al defunto vescovo Ariberto.

Ottenuta l’investitura vescovile, egli dedicò anima alla consolazione degli afflitti, elargì con parsimonia il denaro destinato ai corredi sacri della Chiesa e promosse la manutenzione della strada che costeggia la Basilica dei Santi Felice e Fortunato:

Si avvide che nell’animo di que’ fedeli si era spento l’antico fervore di divozione verso i santi martiri Felice e Fortunato, i cui sacri corpi riposano in una chiesa in qualche distanza della città; considerando che questa chiesa era abbandonata, perché la strada che conduceavi era fangosa, rotta e impraticabile, egli la fece a proprie spese selciare, ed ebbe il contento, coll’agevolar l’accesso alla chiesa di ristabilire in quel popolo la decaduta divozione verso i Santi suoi protettori.

La Chiesa amministrava pure le concessioni delle terre dei benemeriti cittadini, i quali ripagavano il servizio devolvendo quote in denaro.

Ma non tutti erano leali e costanti ai propri doveri, mancando talvolta di provvedere al pagamento dei terreni.

All’epoca del vescovo Cacciafronte venne segnalato tale Pietro (probabilmente di origini bolognesi), governatore del feudo di Malo perché inadempiente.

Nonostante i continui richiami, l’uomo resistette alla pressione della Curia e la vicenda pare si concluse con una scomunica.

Il feudatario, anziché ravvedersi, pianificò un agguato al Vescovo nel centro storico di Vicenza.

Secondo le cronache riportate nell’antico testo del Dottor Labus, datato 1825 – “Vite dei due santi cremonesi Gio. De’ Sordi Cacciafronte ed Eusebio Abate” – il dramma si compì il 13 marzo 1181.

Quel giorno, mentre il Religioso passeggiava in compagnia dei fedeli Arrigo di Creazzo e Giovanni di Malaterra, un mendicante ignudo gli si avvicinò per chiedere aiuto.

Al buon Arrigo da Creazzo fu ordinato di offrire le cure necessarie al sofferente, ma appena l’aiutante del Vescovo e il mendicante si allontanarono dal gruppo accadde l’imprevedibile.

Rimasto solo con Giovanni di Malaterra, Cacciafronte divenne facile bersaglio del debitore Pietro di Pietramala, che fino a quell’istante stette in silenzio e ben nascosto nei pressi del Duomo di Vicenza.

Con un balzo l’aggressore raggiunse il Vescovo e con un pugnale trafisse il petto dello sfortunato, che cadde inerme sul selciato.

Il Religioso spirò in una lenta agonia raccolto tra le braccia dell’impotente aiutante Giovanni di Malaterra.

Venerazione e Beatitudine

La popolazione insorse con intenti bellicosi e raggiunte le mura della residenza del Pietramala appiccò un colossale incendio.

Nonostante il vano tentativo della folla di ardere l’omicida, questi riuscì a fuggire dal maniero, facendo perdere ogni traccia.

Nel frattempo in città si svolsero i funerali solenni dell’amato Vescovo, che fu sepolto nella Cattedrale di Vicenza, sotto l’altare della Cappella di Santa Maria Incoronata.

Monumento al vescovo De Surdis Cacciafronte al Duomo di Vicenza
Nicchia con urna e monumento al vescovo di Vicenza Giovanni De Surdis Cacciafronte. Esterno del Duomo cittadino, verso contrà Garibaldi.

Testo in latino riportato sulla lapide del vescovo Cacciafronte

B. IOANNIS DE SURDIS CACCIAFRONTIS EP. PROXIMA IN PLATEA ANNO M.C.LXXXIII A SICARIO TRANSFOSSI STATUA HAEC VETUS ET URNA IN QUA OLIM EIUS SERVABATUR CORPUS QUOD DEIN CONDITUM EST SUB ARA BEATAE MARIAE VIRGINIS CORONATAE HIC LOCATAE FUERUNT AN. M.DCCC.LXIII

QUESTA ANTICA STATUA DEL BEATO VESCOVO GIOVANNI DE SURDIS CACCIAFRONTE, UCCISO DA UN ASSASSINO VICINO ALLA PIAZZA NELL'ANNO 1183, E L'URNA NELLA QUALE UN TEMPO ERA CONSERVATO IL SUO CORPO, CHE POI FU POSTO SOTTO ALL'ALTARE DELLA BEATA VERGINE INCORONATA, FURONO QUI COLLOCATE NELL'ANNO 1863

Curiosità sull’immagine di copertina:

L’immagine presente in apertura all’articolo risale alla metà del XIX secolo e raffigura il tragico momento consumato sulla Piazza del Duomo di Vicenza.

Nell’iconografia tradizionale sono rappresentati, oltre al vescovo Cacciafronte, gli accompagnatori Giovanni di Malaterra e Arrigo di Creazzo.

Quest’ultimo, visibile in secondo piano e vicino a un’edicola, è riconoscibile per le vesti piegate sul braccio destro da offrire al mendicante.

Giovanni De Surdis Cacciafronte fu canonizzato a Roma nel 1824 per trasmissione agli atti dal Monsignore Omobono conte Offredi, vescovo della Santa Chiesa di Cremona e dal Monsignor Giuseppe Maria Peruzzi vescovo di Vicenza.

A Cremona, il 16 marzo 1825 e con il benestare del Vaticano, si tenne la prima processione in suo ricordo.


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