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Storia della Rua di Vicenza

La Rua di Vicenza in Piazza dei Signori, Basilica Palladiana

Un viaggio indietro nel tempo fino a riscoprire le origini della Rua di Vicenza: l’antico simbolo della confraternita dei notai portato in processione lungo le vie e le piazze del centro storico di Vicenza.

La Rua di Vicenza, tra storia e leggenda

In gioventù immaginavo fosse una favolosa ruota abbellita di variopinte nappe, distribuite tra la chiodatura e gli intarsi del legno.

Come nei racconti tramandati dalla tradizione popolare, pensavo provenisse dalla sconfitta e dalla distruzione del carroccio degli armigeri Padovani.

La leggenda, infatti, narra la presa e l’annientamento della macchina da guerra e il trionfo dei Vicentini rientrati in città con una delle ruote, in seguito esibita nella piazza principale.

Dall’episodio, sempre secondo la tradizione orale veneta, nacque la devozione per la Rua di Vicenza, che venne di volta in volta arricchita di numerose decorazioni fino trasformare il marchingegno in un maestoso tabernacolo.

Le origini in realtà sono ben altre, ma conviene procedere con ordine per trovare una spiegazione esauriente sulla Ruota, che in principio fu l’elemento conduttore della processione del Corpus Domini.

Breve descrizione della Rua di Vicenza

Cartolina d'epoca con stampa antica della Rua di Vicenza

Cartolina d’epoca con la Rua di Vicenza (incisione del 1680 di autore anonimo) ed. Chiovato, 1928

E’ una macchina dalle fattezze eleganti, spinta verso l’alto, in forma piramidale.

I lineamenti, in armonia con i decori che la impreziosiscono, rendono magnifica la struttura in ogni dettaglio.

E’ provvista di un’ampia scalinata che conduce all’atrio principale, sorvegliato da fanti e cavalieri.

Tale ingresso è composto da due semi colonne corinzie che reggono la trabeazione e da un paio di “alette” interrotte al centro, sormontate da un arco.

L’emblema della Rua di Vicenza è incastonato sotto la volta centrale, dove trovano posto i seggiolini occupati dai bambini vestiti a festa.

Sopra l’architrave spicca la croce d’argento su sfondo rosso e, infine, capeggiano il Leone alato di San Marco e il simbolo della Giustizia interpretato da una fanciulla armata di spada e bilancia.

L’obelisco chiude sulla cima, intorno ai 60 piedi vicentini, con un temerario giovane vestito da angelo che agita un vessillo per incitare i partecipanti alla festa.

In passato, la Rua veniva sollevata da un nutrito gruppo di robusti portantini e condotta attraverso il centro storico, raccogliendo grande entusiasmo tra la folla radunata ai bordi delle contrade.

Storia e origini della Rua di Vicenza

La vita del XIV secolo fu segnata da tristi eventi politici e fu scossa da lotte tra guelfi e ghibellini per la conquista del territorio vicentino.

Pestilenze e carestie erano assai frequenti. La diocesi, nel frattempo, costituiva la riforma clericale voluta dal vescovo Altegrado poi tramandata al successore Sperandio (1315-1321).

La Rua di Vicenza in una cartolina descrittiva del 1928

Cartolina commemorativa del 1928 con descrizione sulla Rua di Vicenza. Ed. Tipo-Litografia A. Veronese.

Le ricorrenze, quindi, vennero delegate alle autorità ecclesiastiche che le accompagnarono ai cerimoniali dei Santi patroni di Vicenza (Felice e Fortunato, Michele, Vincenzo).

Particolare prestigio ebbe la solennità della Sacra Spina, alla quale parteciparono le corporazioni distinte dalle preziose insegne e da altri pomposi oggetti “a dimostrazione dell’incremento di loro ricchezza e del religioso fervore” (cit. Luigi Cristoforetti e Giuseppe Fabris – Memorie intorno alla Rua di Vicenza, 1867).

Tuttavia l’origine della Rua di Vicenza è riconducibile all’istituzione del Corpus Domini siglata nel 1264 dal sommo pontefice Urbano IV, che si prodigò ad applicarla assiduamente come già accadde in Fiandra.

Tale festività, con cadenza nel giovedì dopo l’ottava di Pentecoste, ebbe però vita breve a causa dell’improvviso decesso del suo promotore e del mancato rispetto della bolla pontificale.

Il ritorno al Corpus Domini avvenne durante insediamento di Cangrande (1311-12), il quale ottenne potere sul Vicariato prima che Vicenza si accorgesse del mutamento che l’assoggettava.

Alla solenne processione presero parte le fraglie, le arti e le corporazioni con le proprie insegne militari, i simboli dell’arte, l’immagine del santo protettore e talvolta la reliquia, che veniva collocata all’interno del tabernacolo (chiamato cirio).

Nel 1389 il Corpus Domini fu introdotto ufficialmente e definitivamente tra gli eventi religiosi cittadini e l’anno seguente i Nodari vi parteciparono con il loro primo tabernacolo:

“Nessuna meraviglia quindi se il Collegio dei Notai, che rappresentava l’arte dei pubblici impieghi, la più ricca e potente delle corporazioni cittadine, non abbia voluto essere a queste inferiore nella costruzione del cirio.” (cit. La Rua di Vicenza e la sua storia, 15 settembre 1912, edizioni G. Buso & C. – Vicenza)

Pare, comunque, che il manufatto non fosse sufficientemente decoroso per il Collegio, che concesse a quattro notai (in data 16 settembre 1441) facoltà d’immaginare qualcosa di diverso.

Sei mesi dopo (precisamente il 9 aprile 1442) fu realizzata, grazie a un contributo in denaro non superiore ai 40 ducati, l’effigie della Vergine Maria con 4 angeli e San Luca.

Il disegno, però, non fu particolarmente gradito dai Vicentini e il 14 gennaio 1444 furono elaborate alcune modifiche dallo stesso Mastro Giorgio, che inserì al centro del tabernacolo una “rota” per simboleggiare la turnazione delle cariche istituzionali imposte dal Collegio Notarile.

Cartolina d'epoca con stampa della Rua di Vicenza (1901)

Incisione della Rua di Vicenza riprodotta in cartolina postale del 1901. Ed. Galla

Oltre al marchingegno, l’artista si ispirò alle figure dei Tarocchi per la realizzazione delle varie decorazioni, suscitando polemiche e disaccordo tra i fedelissimi alla tradizione religiosa.

Nonostante le iniziali contestazioni, la nuova Rua di Vicenza riscosse molti apprezzamenti tra la popolazione per l’abbondanza degli addobbi, i figuranti a cavallo, i suonatori di tromba e l’emblema della Ruota.

Da quell’evento trascorse circa un secolo, periodo durante il quale vennero fatte notare più volte le difficoltà di carattere economico e la delicata questione della sicurezza dei fanciulli, costretti a rimanere seduti per lunghi periodi nei seggiolini.

Palladio e la Rua di Vicenza

Notizie sul presunto progetto palladiano pervengono dal religioso Giuseppe Dian, il quale sostiene l’attribuzione dei disegni al noto architetto.

Tali informazioni risultano trascritte in un’opera veneziana del 1760, dal titolo: “Architettura di Andrea Palladio Vicentino con le Osservazioni dell’Architetto”.

Nel tomo IX della preziosa edizione Fossati, è riportata una postilla dell’architetto Francesco Muttoni, il quale racconta:

“Quello che abbiamo di certo si è, che il Palladio fu l’Autore del disegno dell’Obelisco presente; e che è sempre lo stesso, benché ogni tre anni sia rinnovato, per quello che spetta renderlo decoroso.”

Tuttavia, non è possibile confermare la paternità del pensiero al Muttoni, in quanto Andrea Palladio giunse all’apice del successo artistico oltre un secolo dopo l’introduzione della Rua di Vicenza alla processione del Corpus Domini.

Piuttosto attendibili, invece, sono alcuni interventi decorativi apportati alla struttura.

Cronache dal XVI al XVIII secolo

Con il lento incedere delle stagioni, anche la Rua di Vicenza mutò nell’aspetto e nei decori, allontanandosi dal contesto originario.

Pure il percorso previsto per lo sfilamento subì l’influsso degli organizzatori, che chiesero al grande architetto Palladio l’installazione di alcuni elementi scenici.

Le memorie del Barbarano trascritte nel 1565, riportano una lista di opere palladiane collocate in diversi e importanti luoghi cittadini; come il provvisorio arco “d’opera Corintia” al Ponte degli Angeli, le statue posizionate lungo il Corso e il colosso in pietra del biblico Sansone, in Piazza Castello.

Dopo la scomparsa di Andrea Palladio, avvenuta il 19 agosto 1580, iniziarono anni difficili per la confraternita, che si vide costretta a cercare altrove i finanziamenti per l’allestimento e l’organizzazione degli spettacoli.

Anche la partecipazione alla processione del Corpus Domini subì inevitabilmente grosse complicazioni e solo grazie al provvidenziale intervento del deputato comunale Pietro Paolo Bissari, il Collegio dei Notai ottenne un aiuto economico.

La Rua di Vicenza riprese così a “girare” e al passaggio lungo le piazze e le contrade cittadine i partecipanti manifestarono grande entusiasmo gridando: viva la Rua di casa Bissari.

Cartolina d'epoca con incisione della Rua di Vicenza
Cartolina d’epoca, pubblicata nel 1901 dall’editore G. Buso. La Rua di Vicenza attraversa Piazza del Castello, ancora visibile sulla destra.

Una pubblicazione edita dalla Cartotecnica Buso del 15 settembre 1912 raccolse altri preziosi e inediti documenti sul periodo:

“In tutto il secolo XVII la Rua di Vicenza conservò un carattere religioso e continuò a seguire la processione del Corpus Domini; dopo il 1616 non più cogli altri tabernacoli e Cirii, ma sola.”

Nel secolo successivo si procedette con l’inserimento degli “armati” alla Rua di Vicenza, mentre venne esclusa la presenza del giovane figurante sulla cima della struttura, “affinché non distraesse troppo gli animi dalle idee religiose”.

Un’importante testimone fu Arnaldo Tornieri, che tra il 1767 ed il 1822 trascrisse una serie di memorie, tra cui lo spettacolare allestimento organizzato in occasione del rinnovato Corpus Domini.

Ma il Tornieri raccontò con perizia di particolari anche i delicati momenti del passaggio dalla Repubblica Serenissima al domino dell’incontenibile Napoleone Bonaparte, il quale non esitò a trafugare un’ingente quantità di oro e di argento, di corredi religiosi e di opere d’arte per far fronte ai costi delle campagne militari francesi.

Alla Rua di Vicenza furono apportate ulteriori modifiche e spogliata degli addobbi, come descritto nelle cronache del tempo:

“A quindici ore fu levata la Ruota sfigurata in quest’anno buffonescamente perché, in luogo dell’arma della città, eravi mal dipinta una figura della Libertà; in luogo del San Marco, un gallo dipinto alla peggio; ed era la ruota sormontata da un Pileo della Libertà. I ragazzi sulla Ruota ondeggiavano bandiere tricolorate; e sopra le cunette erano scritte le due voci: Libertà, Eguaglianza.”

Non fece eccezione la monarchia degli Asburgo succeduta a quella francese nel 1813 e rimasta al governo di Vicenza fino al 1866.

Durante il nuovo dominio, la Rua venne privata di alcune decorazioni e in sostituzione all’emblema del gallo d’oltralpe, fu collocata l’insegna dell’aquila asburgica.

Il secolo si concluse con alterne vicende sociali, politiche ed economiche che portarono alla repentina sospensione del giro della Rua di Vicenza, e del suo cerimoniale, per oltre 10 anni.

La Rua di Vicenza dal Novecento ai giorni nostri

Sul finire dell’Ottocento a Vicenza si diffuse l’usanza della fotografia del paesaggio, che culminò con la riproduzione delle immagini nelle prime cartoline postali.

Non fecero eccezione gli eventi e gli spettacoli immortalati dai pionieri della fotografia vicentina; come l’imponente manifestazione del 1896, pubblicata in una rara serie di cartoline risalente al 1901 dall’editore Luigi Chiovato.

Per anni conservata in un magazzino di Contra’ Muschieria, la Rua venne ricostruita nella vicina Piazzetta e condotta in processione il giorno 8 settembre 1896.

Il trasporto del tabernacolo, concesso per l’ultima volta a causa della sua imponenza (85 quintali per 24 metri di altezza circa), si svolse tra la piazza con il monumento ad Andrea Palladio e il Duomo, tra Piazza Castello e il Corso girando poi per contra’ Santa Barbara e infine attraverso le colonne situate tra Piazza delle Biade e Piazza dei Signori.

Il "giro" della Rua di Vicenza in Piazza Castello. Serie di cartoline d'epoca (1896-1901)
Il passaggio della Rua di Vicenza in Piazza Castello in una serie di cartoline stampate nel 1901. L’evento è del 1896. Editore L. Chiovato.

Il cerimoniale, divenuta festività comunale del settembre vicentino, venne ripetuto nel 1912 con il trascinamento della Rua di Vicenza, in quanto una rete di cavi elettrici infittiva il percorso impedendone il sollevamento.


Alcune cartoline postali che ritraggono gli eventi del 1901 e 1912

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Agli inizi del primo decennio del Novecento si presagiva la tensione che presto avrebbe portato gli stati sovrani europei ad un conflitto senza precedenti.

Solo al termine dei terribili anni della Grande Guerradevastanti sotto profilo tattico, morale e fisico delle nazioni, si tornò gradualmente alla normalità e il Giro della Rua di Vicenza fu ripreso nel 1928.

Su “L’Avvenire d’Italia”, nella pubblicazione editoriale del 9 settembre, venne descritto il palpabile nervosismo vissuto dai vicentini:

[…]Le bande del Patronato Leone XIII e delle Maddalene tentano di frenare le impazienze della curiosità con il suono di inni e marcie; ma invece le acuiscono e danno agli spettatori i primi brividi di entusiasmo. Le undici sono già suonate quando fanno la loro comparsa i fanciulli e gli uomini che formano gli elementi viventi della decorazione della Rua di Vicenza. A 26 metri di altezza, in cima al pennacchio della torre mobile, viene legato un certo Magrin Mariano che, vestito di rosa, agiterà per tutto il percorso una bandiera tricolore.[…]

Il successo della manifestazione fu un trionfo e la giunta comunale, capitanata dal sindaco Franceschini, decise di ripetere l’evento anche nelle due domeniche successive.

La Rua di Vicenza concluse l’ultimo giro il 23 settembre 1928, sotto una fitta pioggia battente, e fu smontata nei locali del vecchio Lazzaretto in Gogna dove rimase abbandonata per anni.

Dimenticata tra la polvere, venne definitivamente distrutta con l’edificio che la ospitava durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

Nel dopoguerra furono compiuti alcuni timidi tentativi per riportare in auge la tradizione della Rua, che venne ricostruita in dimensioni ridotte.

L’esperimento riuscì grazie all’impegno di un artigiano e del suo laboratorio che aveva sede in Contra’ Vescovado, dove in un remoto passato si provvide al restauro dell’antico manufatto religioso.

La Ruetta nel cortile dell'Istituto Salvi. Rievocazione storica Rua di Vicenza, 1949.
La prima apparizione de “La Ruetta” nei cortili dell’Istituto Salvi, anno 1949. Foto Mariani-Raschi.

Il modellino, alto circa 6 metri, venne portato in processione in concomitanza ai festeggiamenti della Repubblica di San-Zuliàn il 3 maggio 1949, dopo una solenne cerimonia svoltasi nel cortile dell’Istituto Salvi.

Tale occasione è ricordata dal memorialista Walter Stefani, l’insigne collaboratore alla municipalità vicentina, il quale ha identificato i personaggi presenti in un paio di fotografie che conservo:

Cerimonia della Ruetta all'Istituto Salvi. Rievocazione storica Rua di Vicenza, 1949.

La “Ruetta” al cerimoniale del 1949. In primo piano Don Federico Miotti, dietro: Gustavo Barawitzka. Foto Mariani-Raschi

“Nel cortile dell’Istituto Salvi viene benedetto (con spumante) il modellino della Rua di Vicenza, con personaggi in celluloide. Verrà chiamata (la paternità è di Antonio Stefani) la RUETTA, che gira ancora per le strade di Vicenza. Nella foto, da destra verso sinistra, Don Federico Miotti, parroco di San pietro e Gustavo Barawitzka. Altri partecipanti: Olivi, il vigile Foladore e la miss.”

Nonostante il piacevole ritorno alle antiche tradizioni vicentine, la Ruetta tornò a sfilare per le vie del centro storico solo trenta anni dopo la sua istituzione, precisamente il 3 maggio 1981.

E’ del 1983, invece, la mostra rievocativa allestita nella chiesa di San Giacomo e dal titolo: “La Rua di Vicenza, storia di una festa popolare” curata dallo Stefani, il quale vi partecipò con la collezione personale di manifesti e oggetti d’epoca legati alla manifestazione.

Ma è nel 2007 che la Rua di Vicenza, ricostruita nelle dimensioni originarie al modello Cinquecentesco, fece il grande e atteso ritorno tra le colonne di Piazza dei Signori in occasione dei festeggiamenti per il centenario della fondazione AMCPS.

Il nuovo manufatto fu realizzato nei laboratori dell’ente municipale su progetto di Mauro Zocchetta e venne esposto alla cittadinanza con cadenza annuale, tra il 2010 ed il 2013.

Per l’occasione fu ripristinata anche la tradizionale processione lungo il tragitto originario, ma in sostituzione al voluminoso macchinario fu portata per le vie del centro storico la Ruetta.

La rievocazione del 2014, invece, fu caratterizzata solo dall’emissione di un annullo postale ed un manifesto disegnato dall’artista Galliano Rosset.

Cartolina commemorativa della Rua di Vicenza 2014
Cartolina postale per la ricorrenza del 2014, con annullo speciale. Poste Italiane

Siamo giunti a conclusione di questa lunga ed interessante storia Vicentina.

Prima di elencare la biografia dei testi consultati, desidero condividere un ultimo pensiero pubblicato il 9 settembre 1928 nel numero 216 de “L’Avvenire d’Italia” e intitolato: “La trionfale passeggiata della Rua di Vicenza”, nel quale ogni Vicentino riconoscerà il proprio spirito entusiasta:

Per noi Vicentini la Rua rappresenta, in sintesi, una tradizione magnifica di orgoglio e risuscita davanti agli occhi i fantasmi suggestivi della vita medioevale, piena di fascino fra le regali bellezze di cui si adorna il cuore di Vicenza.”

Bibliografia (ordine cronologico)

  • Architettura di Andrea Palladio Vicentino arricchita di tavole diligentemente incise in rame, con le Osservazioni dell’Architetto – Venezia, Editore Fossati, Tomo IX anno 1760 (**)
  • Memorie di Vicenza che cominciano dall’anno 1767, 18 giugno e terminano al 1822 – Conte Arnaldo I Arnaldi Tornieri (**)
  • Memorie intorno alla Rua di Vicenza – Luigi Cristoforetti e Giuseppe Fabris, 1867 (*)
  • La Rua e la sua storia – Edizioni Cartotecnica Veneta G. Buso & C. – 15 settembre 1912, Vicenza (*)
  • La Trionfale passeggiata della Rua di Vicenza, L’Avvenire d’Italia, numero 216 – anno XXXIII, 1928 (**)
  • Vicenza Panorama Storico, Collana “Le Guide” ed. Orione – Autore: Giovanni Mantese, Verona, 1960.
  • La Rua di Vicenza, Storia di una festa popolare – Autori: Antonio e Walter Stefani, Edito dalla Fondazione Monte di Pietà di Vicenza, FAIV e Confartigianato, anno di pubblicazione 2008.
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(*) citazioni inserite in questa pubblicazione.
(**) citazioni sulla base delle ricerche storiche svolte dal memorialista Walter Stefani e dal figlio Antonio.