Il destino di una stazione

Tutto ebbe inizio dalla cara, vecchia stazione ferroviaria: centro nevralgico per il commercio, fu luogo di transito per le truppe militari in tempo di guerra ed oggi importante snodo per il turismo.

Origini e curiosità sulla stazione ferroviaria di Vicenza

L’antica stazione ferroviaria fu realizzata nel lontano 1845 ed inaugurata con l’arrivo del primo convoglio proveniente da Padova, il 7 dicembre di quello stesso anno. Il viaggio di prova del locomotore fu accolto in presenza delle autorità con entusiasmo, curiosità e stupore per l’apparizione lungo i binari dell’imponente, sbuffante novità.

Macchinisti in posa alla stazione ferroviaria di Vicenza

Foto ricordo di alcuni macchinisti in posa di fronte ad un vecchio locomotore. Anno 1928, autore anonimo.

Grazie all’apertura di quel breve tratto e con la regolamentazione dei collegamenti verso la città Patavina, la stazione dei treni di Vicenza divenne ufficialmente operativa il 14 gennaio 1846.
Con il successivo prolungamento della strada ferrata verso ovest, aperto il 3 luglio 1849, fu raggiunta la città di Verona ed infine anche le grandi provincie lombarde.
Nel 1875 furono addirittura introdotti cinque treni giornalieri con destinazione Milano e Venezia, mentre l’anno seguente venne inaugurata la linea Vicenza-Schio (6 settembre 1876). Per quell’occasione fu organizzata un’importante serata di gala al Teatro Eretenio.

Ma come viaggiavano i passeggeri a bordo dei primi treni diretti verso le provincie venete e lombarde?
Un’accurata descrizione è riportata nei libri di Adriano Navarotto, giornalista vicentino vissuto tra fine ottocento e primo novecento, il quale palesa il disagio dei viaggiatori e la scarsità dei servizi presenti all’interno dei convogli ferroviari. I testi raccolti nel primo volume dell’opera “Ottocento Vicentino, memorie di un protagonista” illustrano con dovizia di particolari una fitta serie di scomodità e inadeguatezze.
Ecco, quindi, spiccare gravi lacune come la dotazione di un unico finestrino per scompartimento (oltretutto apribile solo dall’esterno) e un numero eccessivo di posti a sedere distribuiti in panche dalle dimensioni ridotte.
I servizi igienici non erano presenti a bordo dei treni, pertanto i passeggeri usufruivano delle lunghe soste presso le fermate principali per adempiere alle necessità fisiologiche. Inoltre non era previsto alcun impianto di riscaldamento: per ovviare all’inconveniente venivano distribuiti degli scalda-piedi in zinco riforniti dalla caldaia del locomotore. Solo i viaggiatori in prima e seconda classe avevano diritto a tale privilegio, mentre quelli in terza classe erano costretti all’addiaccio per tutto il tempo occorrente all’arrivo a destinazione.

Turisti fuori dalla stazione ferroviaria di Vicenza, anni '30

Turisti all’uscita della stazione dei treni di Vicenza. Datazione presunta: 1930, autore anonimo.

Per quanto concerne invece la storia e gli aneddoti correlati alla stazione ferroviaria di Vicenza, potremmo esacerbare, ancora un volta, le impressioni di Adriano Navarotto pubblicate nel medesimo volume a pag. 142:

“L’errore iniziale ed irreparabile fu proprio il tracciare la ferrovia a mezzodì della città anziché a nord: e peggio il darvi sbocco proprio sull’estremo limite del Campo Marzo, a qualche decina di metri dal margine del Retrone. I tecnici non s’avvidero in qual letto di Procuste collocavano la stazione, costretta in quella striscia di terra, tarpata dall’ansa del fiume, oppressa, soffocata dalla strozzatura del monte.”

In effetti gli edifici pubblici, le officine ed i magazzini, furono costruiti nell’area confinante con il fiume Retrone e con le pendici di Monte Berico, quindi lungo la linea Milano-Venezia progettata dall’ingegnere Giovanni Milani (Venezia, 20 luglio 1789 – Parigi, 16 marzo 1862), la quale fu battezzata con il nome “Ferdinandea” in onore all’imperatore d’Austria Ferdinando I.

Il progetto per la realizzazione dell’edificio fu commissionato dal Comune di Vicenza all’architetto veneziano Giovanni Battista Meduna (1800-1880), che nel 1844 si ispirò alla costruzione ferroviaria eretta a Padova.

Costituito da un corpo centrale e da due gallerie poste in simmetria ai lati dell’ingresso, il fabbricato vicentino fu eretto su due livelli: il piano superiore era caratterizzato da numerosi finestroni squadrati, mentre il pianterreno era distribuito in una serie di porte-finestre sormontate da un archetto in pietra. Dal tetto spiccava un’alta torre con orologio: eretta al centro della struttura fu in seguito demolita durante i primi interventi di riordino edilizio (1883-84). Pur conservando la solennità dell’impianto scenico, venne aggiunta una fascia in cemento sulla sommità della facciata entro la quale fu collocato un nuovo orologio.
Tuttavia l’aspetto della stazione ferroviaria non piacque a tutti.
Tra coloro che contestarono la sobrietà ottocentesca dello stile architettonico vi fu Flaminio Anti, membro della Commissione Conservatrice dei Monumenti e belle arti dal 1899, che in un saggio pubblicato nel 1931 descrisse con disappunto il gusto artistico:

Se contro quella facciata burocratica, eretta al tempo del dominio austro-ungarico, si appunteranno gli strali della critica credo che tutti applaudiranno.*

Le contestazioni ebbero tragico epilogo durante la seconda guerra mondiale, in seguito ai numerosi bombardamenti aerei. Ordigni a grappolo incendiario furono lanciati in volo dagli anglo-americani che ridussero in macerie edifici e depositi della stazione ferroviaria.

Il dopo guerra

A conflitto terminato, con la cacciata delle milizie naziste e la repressione del regime fascista, il recupero della stazione dei treni divenne obiettivo primario per il Comune di Vicenza che si propose di riallacciare, attraverso l’utilizzo della strada ferrata, i collegamenti con le altre città italiane. Era pertanto necessario ottenere quanto prima un progetto e dare così inizio ai lavori di ricostruzione.

Una commissione affidò il compito all’architetto Roberto Narducci, il quale disegnò la nuova stazione dotandola di aspetto ancor più sobrio rispetto alla precedente costruzione.
Dal 1948, anno conclusivo dei lavori e inaugurazione, l’edificio non ha subito rilevanti modifiche nell’aspetto esteriore.

Nuova stazione ferroviaria di Vicenza

L’odierna stazione dei treni di Vicenza in una cartolina dei primi anni ’50. Edizione a cura della Casa del Pellegrino, Monte Berico.

Le meraviglie scomparse lungo il viale di Campo Marzo

Altri edifici furono purtroppo oggetto dei devastanti attacchi aerei durante la seconda guerra mondiale, come l’antico Caffè Turco in Campo Marzo (oggi Caffè Moresco): una costruzione dalle eleganti linee architettoniche che fece da suggestiva scenografia ai numerosi spettacoli spesso allestiti all’aperto, sopra un improvvisato palchetto.

Diversa sorte toccò all’Arco attribuito all’architetto Ottavio Bruto Revese (1608) e al Teatro Verdi insistenti nella zona dell’attuale parcheggio interrato, lungo il viale della stazione: il primo venne demolito nell’estate del 1938 in occasione della visita ufficiale di Mussolini, il secondo fu smantellato a causa dell’incuria ed in seguito ricostruito sulla base del progetto dell’architetto Marco Dondi Dell’Orologio.

Il Teatro Verdi, che ereditò il nome dal suo predecessore, venne colpito nel 1944 da un bombardamento e mai più ricostruito. Fu vittima dello stesso raid aereo anche la stazione del tram che confinava con l’odierno Piazzale Bologna e che trovò, a differenza dello scomparso Teatro Verdi, nuova sede nel fabbricato adiacente alla stazione ferroviaria.

L’arco di Campo Marzo e gli edifici scomparsi

Click sulle immagini per ingrandire

Furono anni difficili quelli del dopo guerra; anni che impegnarono Vicenza nella ricostruzione dei palazzi storici, delle residenze private e degli apparati logistici fondamentali per le comunicazioni ed il commercio. Una ricostruzione purtroppo non sempre fedele al complesso architettonico originario; basti pensare alle fattezze e all’eleganza dei dettagli perduti con l’avvento della modernità e l’approvazione di nuovi progetti edilizi.

Non fece eccezione la stazione ferroviaria che, con il suo nuovo aspetto austero, s’impose sullo stesso luogo dove in origine fu edificata. Dello stile ottocentesco non resta che ammirarne lo splendore nelle rare foto e cartoline d’epoca: immagini velate da una pacata, dolce malinconia.

*Flaminio Anti – L’arco di Campo Marzo in Vicenza. Ed. Tipografia G. Rumor, 1931
Bibliografia
  • Ottocento Vicentino, Memorie di un protagonista – Vol. 1 Adriano Navarotto.
    Edizione a cura di Ermenegildo Reato, 1984 – Stocchiero Editore.
  • Tram e filobus a Vicenza, Giorgio Chiericato con prefazione di Andrea KozlovicEridano Press Agency, Vicenza 1996.
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Pubblicato: 4 agosto 2014

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