L’annessione di Vicenza
al Regno d’Italia

Vicenza s’appresta a ricordare i 150 anni dall’indipendenza del dominio austriaco e l’entrata in città del primo drappello militare italiano, giunto in stazione ferroviaria durante la notte del 12 luglio 1866. Nei giorni seguenti fu costituita l’amministrazione provvisoria che condusse Vicenza all’annessione al Regno d’Italia.

Dai tempi antichi al Regno d’Italia

Prima di descrivere gli aspetti che condussero la città di Vicenza all’autonomia dalla supremazia austriaca e all’annessione al Regno d’Italia, occorre fare un passo indietro nel tempo per ricordare le Signorìe che si succedettero nella conquista del territorio. La città Berica, infatti, non godette mai di una vera autonomia municipale in quanto fu oggetto di continue dominazioni.

Ezzelino III da Romano, secondo la storiografia tradizionale, assoggettò Vicenza al suo potere esercitando torture, pene capitali ed instillando un clima di terrore sugli abitanti.

Dopo la sua sconfitta, avvenuta nella battaglia di Soncino nel 1259, succedettero a Vicenza i Carraresi di Padova, gli Scaligeri di Verona e i Visconti di Milano. Solo nell’aprile 1404, con la morte di Gian Galeazzo Visconti, il governo cittadino passò alla Serenissima Repubblica di Venezia che si distinse nel commercio marittimo come in quello di terraferma.

Cartolina commemorativa con stemma di San Marco e Regno d'Italia

Cartolina postale veneziana spedita a Norimberga il 22 marzo 1898. In alto a sinistra è riconoscibile il leone alato, simbolo della Repubblica di San Marco, mentre in basso a destra è impresso, sempre in rilievo, lo stemma del Regno d’Italia. Editore anonimo.

Trascorsero circa 4 secoli di relativa tranquillità fino a quando, sul finire del XVIII secolo, la repubblica di San Marco conobbe un lento ed inevitabile declino.

Approfittando della neutralità militare del governo veneziano, gli imperi d’Austria e Francia trasformarono il Veneto in un campo di battaglia per il dominio del territorio.

Impossibilitata nel fermare gli eventi scatenati tra i belligeranti, il 16 maggio 1797 la Serenissima Repubblica di Venezia proclamò la decadenza della propria amministrazione. A Vicenza, quindi, fu istituita una Municipalità filo francese che impose alla popolazione un’alta pressione fiscale per fronteggiare i costi delle campagne militari.

Questa prima occupazione francese fu comunque interrotta il 10 novembre 1797, con la cessione di gran parte del territorio Veneto all’impero asburgico. Ebbe così inizio la prima dominazione austriaca che, grazie al trattato di pace siglato con Napoleone a Campoformio il 17 ottobre 1797, istituì a Vicenza una nuova Municipalità.

Il dominio Asburgico

Il primo periodo austriaco a Vicenza terminò il 4 novembre 1805 con l’incursione dell’esercito napoleonico bramoso di riconquistare la città. Ebbe inizio un’epoca caratterizzata da requisizioni, sequestri, violenze e da una pesante tassazione imposta per finanziare le campagne militari.

Il clima di tensione portò inevitabilmente a un diffuso malcontento tra la popolazione vicentina che nel 1809 subì una spietata repressione. Furono soppressi alcuni ordini religiosi, inoltre seguirono fucilazioni sommarie per limitare il fenomeno del “brigantaggio” in espansione tra i diversi ceti sociali.

Ma la politica del governo francese era ormai giunta alla fine, segnata anche dalla disastrosa campagna di Russia ed alla capitolazione di Napoleone avvenuta durante la sconfitta militare a Lipsia.

Nelle prime ore del mattino del 5 novembre 1813 gli austriaci rientrarono a Vicenza assoggettando città e provincia alla seconda dominazione asburgica che nel 1815 venne sancita ufficialmente dal Congresso di Vienna.

Le strutture amministrative e statali ereditate dal Regno d’Italia napoleonico furono mantenute intatte o, nei casi contrastanti alla legislazione austriaca, adattate alla situazione generale dell’impero.

Persino la Rua, il tabernacolo che per secoli veniva condotto in processione dalla confraternita dei notai durante il Corpus Domini, venne pesantemente manomesso. Privata delle magnifiche decorazioni, alla Rua di Vicenza fu rimosso anche lo stemma del gallo d’oltralpe voluto dai Francesi e al suo posto fu introdotto lo stemma imperiale asburgico.

Il Lombardo-Veneto e il Risorgimento Vicentino

Dal Congresso di Vienna del 1815 l’Italia uscì divisa in sette piccoli stati. All’Austria fu concesso il controllo del Veneto e della Lombardia che subirono pesanti repressioni e arresti ad ogni tentativo di insurrezione o protesta.

Ciò nonostante, i patrioti italiani trovarono il coraggio di riunirsi in società segrete e cospirare per l’indipendenza, eludendo i frequenti controlli della polizia austriaca.

Gli eventi precipitarono nella primavera del 1848, quando Venezia e Vicenza vennero informate della strenua resistenza dei rivoltosi di Milano che, dopo 5 giornate di duri combattimenti, costrinsero al ripiegamento le guarnigioni austriache dal capoluogo lombardo.

La notizia suscitò grande entusiasmo tra la popolazione Veneta che manifestò vivacemente nelle piazze, nonostante le autorità municipali minimizzassero i risultati ottenuti dai ribelli milanesi.

Nel marzo 1848 seguirono altre insurrezioni nelle città del Lombardo-Veneto e ovunque fu innalzata la bandiera tricolore che fino a quel momento giaceva nascosta nei cassetti dei patrioti italiani.

Cartolina commemorativa del Regno d'Italia

Cartolina commemorativa del 1898 per il cinquantesimo anniversario dalle battaglie Risorgimentali. Su fondo rosso, in rilievo e dorato, spicca lo stemma del Regno d’Italia in uso dal 1890. Edizioni Giuseppe Pineider.

A Vicenza gli scontri iniziarono il 20 maggio con l’incursione delle avanguardie austriache a Porta Santa Lucia e si protrassero fino alla capitolazione della città avvenuta il 10 giugno, in seguito alla sconfitta delle ultime resistenze dei volontari a Monte Berico.

La resa e la consegna della Municipalità all’Austria fu accordata dopo una lunga notte di trattative e il giorno seguente fu siglato l’armistizio presso Villa Trissino-Muttoni, comunemente conosciuta come Ca’ Impenta per gli affreschi che decoravano le mura esterne.

A perenne ricordo di quelle drammatiche giornate e dei valorosi che sacrificarono la propria vita, fu eretto di fronte al Santuario di Monte Berico il Monumento ai Caduti Italiano. Altri manufatti risalenti al Risorgimento Vicentino sono rintracciabili lungo la strada in salita che conduce al comune di Arcugnano.

Da quel momento l’Impero Asburgico riprese il controllo di Vicenza e del Veneto per altri 18 anni, mentre i combattenti regolari e volontari che parteciparono alla resistenza del 1848 dovettero allontanarsi dalla regione ed affrontare un lungo esilio.

1866: L’annessione al Regno d’Italia

Purtroppo non sono pervenute molte notizie o cronache sul periodo vicentino compreso tra il 1859 e il 1866. Si conoscono, invece, le liste dei volontari che nel 1859 espatriarono in Piemonte per arruolarsi nei reggimenti in fase di costituzione e quelle con i nominativi dei giovani che partirono per unirsi a Garibaldi nella Spedizione dei Mille (cfr. Andrea Kozlovic, “Vicenza e i suoi Caduti, 1848-1945” capitolo “Dalla caduta della Repubblica di Venezia all’annessione al Regno d’Italia, iconografia Risorgimentale Vicentina” ed. Tipografiche Rumor per il Comune di Vicenza – pag. 29).

Il termine della seconda guerra d’indipendenza segnò il passaggio della Lombardia alla Francia che a sua volta cedette le terre al Piemonte (trattato di Villafranca – 11 luglio 1859). Lentamente fu avviato il processo di unificazione degli stati italiani alla scopo di condurli sotto un’unica identità.

Il 21 marzo 1861 fu proclamato a Torino il Regno d’Italia, nonostante la mancata annessione al Triveneto che rimase sotto il dominio austriaco fino al 1867. Veneto e parte del Friuli, infatti, dovettero attendere l’esito della terza guerra d’indipendenza (20 giugno – 12 agosto 1866) prima di raggiungere la sospirata autonomia.

Il tricolore del Regno d'Italia in una cartolina commemorativa

Cartolina postale con grande rilievo dello stemma del Regno d’Italia che fu in uso sin dal 1890. La cartolina fu spedita nel 1902 da un visitatore francese che chiude i saluti con un “Viva l’Italia”. Ed. Ges. Beger & Rockel.

Quasi inaspettatamente Vicenza fu “liberata” nel mese di luglio. Contribuì al processo di autonomia il richiamo in Austria delle armate dell’Impero Asburgico che furono impiegate allo scopo di contrastare l’avanzata dell’esercito prussiano.

Gran parte degli edifici pubblici e privati, fino a quel momento occupati dai soldati austriaci, furono abbandonati e la città rimase sotto il presidio degli sparuti drappelli di gendarmeria e delle autorità civili con a capo l’I. R. Delegato Provinciale, il quale aveva trovato sede a Porta Santa Croce.

Si venne a conoscenza, inoltre, dell’arrivo in stazione di Vicenza di un convoglio ferroviario carico di materiale bellico destinato alle guarnigioni austriache.

Il treno fu sequestrato la notte del 12 luglio 1866 dal 5° squadrone di cavalleria Vittorio Emanuele, capitanato dall’ufficiale di reggimento Dario Delù, che prese controllo della stazione ferroviaria e del personale addetto agli uffici amministrativi.

L’evolversi degli eventi costrinse le autorità austriache a prendere una decisione che in seguito si rivelò definitiva per le sorti della città Berica. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio, mentre la popolazione dormiva, gli ultimi capisaldi filo-austriaci, rappresentati dall’Ispettore Superiore di polizia e dal I. R. Delegato Provinciale seguito da pochi fedeli impiegati, lasciarono Vicenza. Poco dopo fu istituita una giunta Municipale provvisoria con a capo Gaetano Costantini che ricevette l’investitura di Podestà fino al raggiungimento delle elezioni.

Il Plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866 sancì la volontà dei Vicentini di aderire al Regno d’Italia sotto la guida monarchica dei Savoia. Ancora oggi quel plebiscito è oggetto di accese discussioni tra gli storici: fu una votazione regolare oppure fu contaminata dalla pressione di casa Savoia e dai brogli elettorali?

Altri studiosi sollevano dubbi sull’attendibilità del sistema di voto in quanto non era prevista la riservatezza della consultazione. L’esito discusso del plebiscito fu schiacciante e diede inizio al governo dei Sovrani con la convinzione, secondo alcuni loro sostenitori, che avrebbe portato migliorie al Paese.

Ma all’indomani del ritiro delle delegazioni austriache dal vicentino la situazione economica e le condizioni generali del territorio si prospettarono in tutta la loro preoccupante realtà: migliaia di lavoratori si ritrovarono disoccupati e le imposte sul macinato costrinsero alla povertà molte famiglie contadine.

Nel frattempo Re Vittorio Emanuele II giunse a Vicenza nel primo pomeriggio del 17 novembre, mentre lo attendeva impaziente una folla costituita, secondo alcune testimonianze, dalla presenza di centomila persone.

Il mattino seguente il monarca consegnò la Medaglia d’oro al Valor Militare alla Bandiera del Comune di Vicenza per la strenua difesa contro le armate austriache nei mesi di maggio e giugno 1848.

Bibliografia
  • La Bandiera di Vicenza, 1861 – 2011 150° anniversario Unità d’Italia. Autore: Mario Michelon. Ed. Comune di Vicenza, Quaderni/4 ristampa del 2011.
  • Immagini del Risorgimento Vicentino – Autore: Andrea Kozlovic. Edizioni Pasqualotto, 1982.
  • Vicenza e i suoi Caduti – Dalla caduta della Repubblica di Venezia all’annessione al Regno d’Italia (1797-1866), iconografia Risorgimentale Vicentina – Autore: Andrea Kozlovic. Ed. Tipografiche Rumor per il Comune di Vicenza, 1988.
  • La Rua di Vicenza, Storia di una festa popolare – Autori: Antonio e Walter Stefani, Edito dalla Fondazione Monte di Pietà di Vicenza, FAIV e Confartigianato, 2008.
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Pubblicato: 11 luglio 2016

Inserito sotto: Eventi

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